L'INDECIDIBILITA' NEL NODO BORROMEO

Publicazione
Associazione Lacaniana Internazionale di Torino

Nel seminario L’insu que sait de l’une bévue s’aile à mourre, Lacan continua a esplorare le potenzialità del nodo borromeo1 per cogliere, attraverso questa figura topologica, il Reale della struttura del soggetto. Fra gli elementi inediti che introduce in questo seminario, vi si trova la trasformazione degli anelli in tori.

Il nodo è una figura topologica che offre una straordinaria plasticità attraverso i diversi accavallamenti, il movimento circolare che può seguire una direzione o un’altra –destrogiro o levogiro-; l’aggiunta o meno di altri anelli; la distinzione degli anelli grazie ai colori o alle lettere; la trasformazione degli anelli in tori. Questa formidabile malleabilità, a mio avviso, ben si presta a rappresentare non solo la struttura del soggetto ma anche le trasformazioni prodotte nel corso di una cura o determinate da alcuni eventi della vita

La mia riflessione sarà incentrata sull’analisi della modalità di alcune donne di rapportarsi con l’impossibile. Per svolgere la mia analisi mi avallerò del concetto di indecidibilità. Nella mia esperienza clinica ho trovato questo concetto –l’indecidibilità- oltremodo proficuo per rendere conto del particolar modo di alcuni donne di rapportarsi con l’impossibile2.

Dopo aver fatto qualche cenno al concetto di indecidibilità, descriverò i tratti clinici che ritengo rilevanti per svolgere la mia analisi. Posteriormente, proporrò in che modo questa particolare manifestazione de l’indecidibilità può essere rappresentata nel nodo.

L’indecidibilità è un concetto che sorge dalla logica matematica e allude a un teorema di cui, pur derivando dagli assiomi del sistema formale al quale appartiene, non si può affermare se sia vero o falso. Pertanto, non si può dire che sia vero che sia falso. Oppure, per dirla in termini logici: p e non-p; e l’uno e l’altro.

L’indecidibile, colto in questa duplicità, costituisce il cuore della logica inconscia, che ospita al suo interno un significante e il suo contrario, come si evince dalle formazioni dell’inconscio. Lo stesso avviene per ciò che è la natura del significante che ha, “attaccato alla suola della sua scarpa”, il suo opposto.

A questo riguardo, nel seminario Le non-dupes errent, Lacan afferma: “Ciò che è importante e che costituisce il Reale è che nella logica qualcosa avviene che dimostra, non che al contempo p et non-p siano falsi, ma che né l’uno né l’altro possono essere verificati logicamente in alcun modo. E’ il punto di ri-partenza: questo impossibile de una parte e dall’altra, è là il Reale tal come la logica permette di definirlo, e la logica non ci permette di definirlo al meno che ne siamo capaci, questa refutazione da una parte e dall’altra, d’inventarla”.3 “Ecco l’indecidibile”!4

Io mi sono permessa di prendere l’indecidibile fondamentalmente a partire dalla coesistenza di p e non-p; e dell’uno e dell’altro, partendo dal presupposto che a livello psichico c’è dell’Uno ma c’è anche dell’Altro.

Nel seminario Le savoir du psychanalyste, Lacan situa l’indecidibile nella parte destra della tavola della sessuazione, tra l’impossibile e la contingenza. E’ impossibile che esista una castrazione femminile che identifichi una donna con un tratto. La contingenza, il non-impossibile, allude al fatto che è contingente che lei partecipi alla funzione fallica. Effettivamente, per ciò che attiene il lato del suo essere fallica, le occorre al meno un uomo che la riconosca come fallica; non altrettanto avviene per ciò che riguarda il lato dell’avere fallico, ambito nel quale lei si può autorizzare da sola5 oppure, attraverso la maternità, può persino occupare il posto dell’Una.

La mia esperienza clinica con delle donne che hanno vissuto a lungo con un partner violento, mi ha consentito di cogliere in alcune di loro un fenomeno che ha attirato la mia attenzione: il particolare rapporto con intrattengono con l’impossibile. Questo rapporto, a mio avviso, presenta una modalità che non è altra che quella della indecidibilità: “ee no; e uno e l’altro”.

L’osservazione di questa clinica mi sembra rilevante non solo per la sua singolarità ma anche perché, a mio avviso, consente di cogliere in modo nitido come si colloca una posizione femminile all’interno del rapporto con l’Altro dell’Altro sesso.

In alcuni casi di donne che intrattengono dei rapporti con un partner violento –che picchia, insulta, minaccia- avviene un fenomeno assai singolare: una fissazione libidica al momento dell’incontro. Se è esistito un momento nel quale lui l’ha fatta sentire amata, desiderata, dotata di valore, ciò costituisce per lei l’espressione tangibile che è possibile che quel momento contingente diventi necessario; è possibile che quel desiderio e quell’amore del quale lei si è sentita investita non cessino di scriversi.

A questo riguardo, è importante rammentare che nella costituzione dell’oggetto a e della conseguente cessione soggettiva, avviene una fissazione libidica6. In questo caso, non si tratta della costituzione del suo –di lei- oggetto a, ma dell’acconsentire a rappresentarlo per l’Altro. Tanto basta, però, per investire libidicamente il momento in cui lei stessa diventa la rappresentate del suo –di lui- oggetto fantasmatico.

Per una donna, la questione di rappresentare l’oggetto a per l’Altro è ancora più significativa se consideriamo la sua difficoltà per ratificare il suo oggetto. In effetti, nel luogo Altro nel quale è chiamata a collocarsi, manca l’Al-meno-Uno che potrebbe convalidare l’oggetto che cade e organizzarlo come un fantasma, dando al suo desiderio la “virilità” di cui si sente privata7.

Il momento dell’incontro, dunque, costituisce per lei l’espressione di ciò che quel rapporto è. Tutto ciò che esula da questa logica –una logica che unisce il contingente al necessario- pur se si tratta di essere oggetto della violenza dell’Altro, non è che una manifestazione accidentale, frutto di qualche inciampo da attribuire a un’interferenza esterna, transitoria e passeggera.

Lo sguardo di una donna, però, è strabico. Effettivamente, da una parte mira con il suo occhio di soggetto barrato, animata da un desiderio che, seppur instabile, esiste. Da quella prospettiva, riesce a cogliere l’orrore di essere pestata, calpestata, annientata.

Quello sguardo, però, muta quando mira con l’altro occhio. Effettivamente, da quest’altra prospettiva è divisa fra l’essere la rappresentante dell’oggetto a nel fantasma dell’Altro e il richiamo del significante della mancanza dell’Altro. Se, in quanto rappresentante dell’oggetto a, non rappresenta altro che un oggetto di rifiuto, di scarto, vive la estrema fragilità di essere risucchiata nel buco dell’Altro senza alcuna mediazione fallica.

Ciò che avviene nel suo rapporto con l’Altro è una continua e incessante oscillazione fra un godimento nel quale s’illude di essere sostenuta dal suo uomo e un godimento –godimento Altro- che si presenta nel suo versante di devastazione e nel quale vive una sofferenza acefala, senza soggetto, “una bocca fantastica e mobile da cui non esce alcuna voce poiché è a-fallica” (Melman)8.

In questo modo, scivola continuamente da una prospettiva nella quale riconosce ciò che è impossibile –l’impossibilità che il sintomo dell’Altro cessi di scriversi- ad un’altra prospettiva nella quale quell’impossibile scompare. Del perché scompaia, di ciò che avviene, non sa dire niente se non che in quei momenti lei non c’è. Poiché là non c’è soggetto, viene descritto come: “mi si congela il cervello”; “mi sento confusa”; “non riesco più a pensare”; “penso che magari è vero, lui ha ragione, sono un’incapace, sono io che non capisce niente”.

Quest’oscillazione tra il riconoscimento di ciò che è impossibile e la sparizione di questo riconoscimento si presenta con una modalità che ben si può qualificare come indecidibile. Effettivamente, si snoda inarrestabile tra il sì e no; e uno e l’altro. E’ interessante notare che una donna può permanere in questa situazione anche a lungo: quindici, vent’anni finché qualcosa avviene che interrompe bruscamente quel godimento, dando luogo ad altro.

Il fatto che una donna intrattenga un particolare rapporto con l’impossibile non sorprende se consideriamo che la sua entrata nella sessuazione avviene inscindibilmente legata a ciò che non è possibile. Effettivamente, ciò che vuole –ricevere un tratto che le garantisca la sua appartenenza a un universale; ottenere un riconoscimento simbolico che le dia un assetto stabile e definitivo della sua femminilità- ebbene, ciò che vuole è un impossibile9.

Non potendo collocarsi dalla parte dell’Uno, cerca di supplirlo attraverso l’amore, che è ciò che supplisce all’inesistenza del rapporto sessuale. E’ attraverso l’amore che cerca di diventare la Una, la Unica per poter sostenersi fallicamente in quanto donna. Il versante femminile dell’isteria mostra fino a che punto una donna è disposta a cedere i suoi oggetti, a cedere la stoffa stessa del suo essere per soddisfare ciò che lei immagina essere il desiderio dell’Altro e, in questo modo, assicurarsi una identità femminile stabile.

L’indecidibile, come una delle quattro forme dell’impossibile10, non offre spazi per un cambiamento di prospettiva perché si mantiene proprio in virtù del godimento dell’alternanza, tra uno e l’altro.

In che modo rappresentare quest’oscillazione fra un godimento e un altro? Proporrei di considerare gli spazi nodali del godimento fallico e del godimento Altro come due tori incatenati. Nel seminario L’insu…Lacan mostra11 che, bucando un toro, si buca al contempo un altro toro con il quale esso ha un rapporto di catena.

Ora, Lacan propone di disegnare i due tori con colori diversi. Visto da una prospettiva, sembra che uno sia all’interno dell’altro. Dalla prospettiva dell’altro toro, tuttavia, il rapporto si rovescia e l’ordine si inverte. In realtà, dice Lacan, si tratta della stessa figura, nella quale un toro scivola dentro a un altro, in una direzione o poi nell’altra. Questa manipolazione –far scivolare un toro sull’altro in una direzione e poi in quella contraria- mostra –dice Lacan- che lunghi dall’avere due cose concentriche, avremmo due cose che giocano una sull’altra. (Figura 1)

Figura 1

Mi sembra che questa figura topologica riesca a cogliere con estrema chiarezza gli andirivieni femminili fra un godimento e un altro. Si può dire che ciò che separa un godimento da un altro, non è un frontiera, bensì un litorale. Alla stessa stregua del mare che nel suo incessante movimento si mescola con un altro elemento, con la spiaggia, in una donna il godimento fallico e il godimento Altro, attraversando i bordi che li separano, possono lasciare uno nell’altro dei sedimenti, delle tracce.

Che una donna rimanga a lungo incastrata nell’impossibile dell’indecidibilità, non è senza conseguenze. Effettivamente, a lungo andare il godimento Altro, nel suo versante di devastazione, guadagna terreno provocando degli smottamenti un po’ ovunque: sgretola il suo desiderio, quello che la anima in quanto soggetto barrato; genera un’emorragia della libido narcisista; provoca uno stato di confusione e di disorientamento. Tutto ciò accompagnato da una profonda vergogna perché sa –perché a volte lo sa- che occorre un taglio, che lei, però, non è in grado di assestare.

Questo godimento è anche sostenuto da uno sguardo, quello di cui ognuno s’immagina di fare spettacolo. Quello sguardo scaturisce da una domanda, da un imperativo impossibile da soddisfare: la congiunzione perfetta fra il padrone –ciò che la cultura trasmette e impone- e il Reale –che testimonia la sua autonomia, la sua indipendenza, il suo carattere refrattario- nel raggiungimento del godimento sessuale. Ciò di cui si tratta è di far godere quello sguardo12, anche pagando il tributo della mortificazione del proprio desiderio.

L’oscillazione continua fra i due godimenti, quello fallico e quello Altro, testimonia dell’esistenza di un automaton, una ripetizione che non cessa di scriversi. E se è vero che il godimento femminile è infinito, non vuol dire che sia senza limiti. Qual è la natura di questo limite?

Nella mia esperienza clinica è stato per me sorprendente scoprire che in alcune donne ciò che pone un limite è stata la “presentificazione” dell’oggetto a: oggetto sguardo, oppure dell’oggetto voce, che in un sol colpo, in un solo instante, ha consentito di annodare i tre registri. E’ fondamentale tener presente che sia il godimento fallico sia il godimento Altro sono sostenuti soltanto da due registri: Reale e Simbolico, per l’uno; e Reale e Immaginario per l’altro. L’annodamento dei tre registri assesta un colpo, un colpo del Reale che barra, che segna un impossibile.

Come avviene questo annodamento? L’oggetto sguardo si può presentare negli occhi terrorizzati di un bambino che guarda la scena di violenza; oppure, nella propria immagine riflessa in uno specchio che mostra la stessa scena. L’oggetto voce si presenta talvolta come un urlo –urlo di un bambino davanti all’orrore della violenza, e in questo caso si racchiude in un’interiezione-; oppure nella manifestazione di protesta dei vicini che hanno ascoltato e che esternano la loro disapprovazione.

Una donna ha descritto quell’istante come se avesse ricevuto uno schiaffo. Questa metafora, a mio avviso, svela nitidamente ciò che è in gioco. E’ importante ricordare al riguardo che la storia del soggetto segue la stessa organizzazione del fantasma13. Invece di riuscire a cogliere un oggetto, arriva il colpo. Il colpo, come osserva Lacan, è il colpo simbolico che si riceve dall’Altro, che lo barra.

La “presentificazione” dell’oggetto a, apparsa in modo contingente14, costituisce un istante de verità. Quest’istante di riconoscimento della verità, le consente un rimaneggiamento dell’automaton, dell’automatismo che guidava il suo destino, aprendole delle nuove possibilità di movimento.

Nel nodo, quest’istante si può rappresentare attraverso un taglio in doppio giro su un toro. La figura che ne risulta è una doppia banda de Moebius, che può trasformarsi in una banda de Moebius semplice. (Figura 2)15 Quell’istante, così come un atto analitico, può costituire l’istante nel quale si riesce a cogliere il diritto e il rovescio di una banda de Moebius e di racchiudere il proprio oggetto a. Lo “schiaffo”, il “colpo”, consentono di interrompere il godimento dell’alternanza fra il godimento fallico e il godimento Altro e di aprire ad altro. Dipende poi da ogni donna quale sarà la direzione e quale sarà la natura di quest’altro.

Figura 2


  1. I nodi borromei, dice Lacan, mi sono arrivati come anello al dito e immediatamente seppi che ciò (il nodo) aveva un rapporto che metteva il Simbolico, l’Immaginario e il Reale in una posizione…omogenea. Lacan, R.S.I.,Editions de l’Association Freudianne Internationale, 2002, p. 121 (Lezione del 18 di marzo, 1975).

  2. Il contributo di due psicoanaliste, Ana Sosa Hebert e Virginia Hasenbalg è stato essenziale nell’elaborazione delle mie riflessione. La prima ha svolto un bel lavoro sulla dualità nel femminile. (Hebert, A. S., La dualité dans le féminin: et Oui… et Non. Conferenza alle Mathinées Lacaniennes, ALI. http://www.mathinees-lacaniennes.net/en/articles/48-la-dualite-dans-le-feminin--et-oui-et-non-conference-dana-sosa-hebert.html) Virginia Hasenbalg, dall’altro canto, ha approfondito la logica dell’indecidibilità e la sua rilevanza all’interno della psicoanalisi. (Hasenbalg-Corabianu, V., Je n'entrave que couic. De l'indécidable. Conferenza alle Mathinées Lacanienne www.mathinees-lacaniennes.netJe n'entrave que couic De l'indécidable Virginia Hasenbalg-Corabianu)

  3. Lacan, Les non-dupes errent, pubblicazione dell’Associazione Freudiana Internazionale, 1997, p. 127-128. (Lezione del 19 febbraio 1974).

  4. Hasenbalg, V., op. cit.

  5. Cadeau, M.Ch., « Un continente … non-tutto nero » IN Le mie sere con Lacan, Editori Internazionali Riuniti, Ariccia RM, 2012, p. 120.

  6. Lacan, J., « L’angoisse », lesson XXIV, 26 juin 1963, Les seminaires de Jacques Lacan, Association Lacanienne Internationale. C.D.

  7. Melman, Ch., « Y a-t-il une spécificité de la pulsion chez les femmes?» In Pulsions, Cahiers de l’Association Freudienne International, octobre, 2000, p.134.

  8. Citato da Marie-Charlotte Cadeau, "Un continente… non-tutto nero", op. cit.

  9. Melman, C., Que veut une femme, Bulletin Freudien N°. 5, 1985 http://www.association-freudienne.be/pdf/bulletins/10-BF5MELMAN.pdf?phpMyAdmin=0k39wA0M-rYtTueZFUi-nHQMKb1

  10. Lacan nello scritto L’étourdit colloca l’indecibilità come una delle quattro forme del “muro dell’impossibile”, accanto all’inconsistenza, all’incompletezza, e all’indimostrabilità. Tuttavia, nel seminario Le savoir du Psychanalyste, lo colloca fra uno e l’altro, fra l’impossibile e il contingente, il che segnala che fra di loro stabilisce una differenza. Lacan, J., L’étourdit.http://staferla.free.fr/Lacan/L%27etourdit.pdf.

  11. Lacan, J., L’insu que sait de l’une-bévue s’aile à mourre, Editiions de L’Association Lacanienne Internationale, pubblication hors commerce, p 109-111. Lezione IX del 15 marzo del 1977.

  12. Melman, Ch., A propos d’infini actuel et infini virtuel, Le trimestre psychanalytique, n° 1, 1987, pp. 133-135.

  13. Rey Francoise, Il masochisto e/o l’autorità del significante, http://www.lacanlab.it/il-masochismo-eo-lautorita-del-significante/

  14. Per ciò che riguarda la contingenza, è molto interessante considerare la definizione che ne dà Aristotele: “Per la contingenza, io intendo ciò che non è necessario e che può essere supposto esistere senza che vi sia la sua impossibilità”. Per Lacan, la contingenza “designa esattamente il tempo preciso nel quale la verità di un fatto è riconosciuta. E’ il momento nel quale quella verità cessa di non scriversi e che bruscamente è riconosciuta da un soggetto. Ciò equivale per Lacan a una scrittura. Lacan fa del processo di riconoscimento”un’inscrizione“. Se si considera che l’automatismo è costituito da qualche parola che determina i suoi atti, e che quelle parole sono composte da lettere, si comprende che il riconoscerle equivalga a un’inscrizione.” Cathelineau, Pierre-Christophe, Lacan, lecteur d’Aristote, Editions de l’Association Freudienne International, Paris, 2001, pp. 314-316.

  15. Darmon, Marc, Essais sur la topologie lacanienne, Editions de l’Association Freudienne, Ussel, 1990

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Dott.ssa Graciela Peña Alfaro
Psicoanalista, Psicologa, Psicoterapeuta

Ciò che mi sta a cuore è ascoltare con estrema attenzione affinché ognuno riesca a trovare e a raggiungere la propria strada.