SOCIAL NETWORKS E HATERS

Publicazione
Associazione Lacaniana Internazionale di Torino

Il termine dispregiativo hater, “odiatore”, allude a chi esprime odio nei confronti di un determinato soggetto in spazi di discussione pubblica, soprattutto sul WEB, come i forum e i network principali -Facebook, YouTube, Twitter, Tumblr ecc.-.

Gli internet haters sono coloro che, coperti dall’anonimato o dall’uso di un nick name -soprannome o pseudonimo- utilizzano sul web un linguaggio violento. Sono uomini e donne che non appartengono a una categoria specifica e che nei network adoperano delle parole di odio, di ostilità, d’intolleranza verso alcune categorie di persone.

Poiché nell’immensa maggioranza dei casi non vengono individuati e i loro nomi molto di rado vengono resi pubblici, agiscono nella più assoluta impunità. L’assenza di interazioni fisiche, di contatto visivo, della tonalità della voce, fa cadere ogni tipo di censura. In più, il contesto sociale e politico sempre di più autorizza e amplifica l’espressione di forme di intolleranza verso tutte le minoranze.

Questo fenomeno è stato oggetto di diversi studi e ricerche promosse dall’Osservatorio Italiano sui diritti (VOX), in collaborazione con diversi atenei. A partire dalle loro ricerche hanno tracciato ciò che hanno denominato la mappatura dell’intolleranza.

Queste ricerche hanno scelto, per svolgere le loro analisi, il tweet. Si tratta di un messaggio in generale anonimo e molto breve –non deve superare i 140 caratteri- che consente che una comunicazione individuale si diffonda e sia condivisa da un numero anche molto elevato di utenti.

Ebbene, nel terzo anno di rilevazione –che comprende il periodo da maggio a novembre del 2017 e marzo-maggio 2018- sono state rilevate delle trasformazioni rispetto agli anni precedenti. Innanzitutto, le donne continuano a costituire il gruppo più bersagliato, registrando un aumento nell’ultima rilevazione. E’ stato evidenziato, altresì, un aumento dei messaggi che si riferiscono a xenofobia, islamofobia e antisemitismo.

E’ fondamentale evidenziare che da quando i social network sono diventati la principale piattaforma per la propaganda politica, sono aumentati considerevolmente gli episodi di razzismo, di intolleranza e di xenofobia, segnalando un’intima relazione fra ciò che viene dibattuto in ambito politico e il contenuto dei messaggi in rete.

Inoltre, gli studiosi hanno messo in rilievo che l’uso di frasi e parole di odio è diventato remunerativo sia in termini di consenso elettorale che per la carriera politica dei singoli politici. Non solo, gli algoritmi con cui gli informatici programmano alcune delle piattaforme, privilegiano i messaggi che catturano l’attenzione degli utenti e i cui contenuti stimolano ed eccitano sentimenti quali l’odio, la paura, l’insicurezza, la gelosia, l’invidia. Vale a dire, tutta una serie di sentimenti volti a favorire l’interazione fra gli utenti e ad accrescere il profitto dei social network.

In questo modo assistiamo allo spettacolo di una civiltà che non solo non pone un freno alle pulsioni, ma che infiamma e istiga la manifestazione delle pulsioni distruttive senza che vengano minimamente mitigate dal pudore e la vergogna. Anzi, lo sfoggio dell’aggressività, dell’ostilità, dell’odio suscitano l’approvazione di una parte non piccola della popolazione.

Ricordiamo che l’odio è consustanziale all’essere umano. Freud segnala che il primo affetto che compare nella strutturazione dell’apparato psichico è l’odio. In questo periodo primigenio ciò che è esterno, l’oggetto, e ciò che è odiato sono identici.

Allo stesso modo, Lacan svela che l’Io si costituisce su una linea di finzione, a partire da un’alterità alienante e da un doppio che è al contempo Io e l’altro. Ciò determina che la linea di demarcazione fra ciò che sono Io e ciò che è l’altro sia sottile e che nell’Io si annidi sempre la possibilità di instaurare con l’altro un rapporto fondato sulla rivalità e la distruzione.

L’altro sarebbe l’alieno, colui sempre pronto a prendere il mio posto, a derubarmi, a godere dei miei beni. Prevale la logica di o Io o l’altro se questa dimensione immaginaria non è annodata con un corpus simbolico che, attraverso la legge simbolica, regoli i legami sociali. L’immersione all’interno della società, con le sue istituzioni, i suoi valori, i suoi divieti offre delle vie maestre –la sublimazione e la rimozione- per far sì che l’espressione dell’odio non provochi la distruzione dell’altro.

Nella contemporaneità, tuttavia, il discorso capitalista ha appiattito l’universo simbolico lasciando che il registro immaginario la faccia da padrone. Non stupisce, pertanto, che si siano acuiti le manifestazione di intolleranza verso l’altro, l’alieno. Non stupisce, nemmeno, che le donne costituiscano il gruppo più odiato.

Tanto Freud come Lacan rivelano la complessità del posto occupato dalla donna. Oltre alle figure della madre –da rispettare- e della puttana –da disprezzare-, figure così diffuse nell’immaginario individuale e collettivo, se ne occulta un’altra, meno visibile, non sempre dichiarata ma sempre presente. Si tratta della donna in quanto rappresentante dell’Altro, scritto con la A maiuscola per mettere in rilievo la sua appartenenza a una radicale alterità. Da questa prospettiva, la donna è legata al mistero, a ciò che è indecifrabile, inintelligibile.

E’ questo aspetto enigmatico ciò che suscita sospetti e avversione. Gli stratagemmi adottati per sopprimerlo sono stati diverse. Le donne accusate di stregoneria e destinate al rogo costituiscono uno degli esempi. Nella contemporaneità, all’interno della rete, la donna sovente è ridicolizzata, insultata, offesa e persino, nel “mondo off-line”, uccisa –l’alto tasso di femminicidi ne è la testimonianza-.

A proposito dell’odio e dell’intolleranza verso certi gruppi di persone, la serie antologica britannica Black Mirror (diffuso da Netflix) presenta in uno degli episodi –Men against fire- un esempio limpido di ciò che avviene nella contemporaneità. La trama è la seguente: in uno scenario distopico, ad alcuni militari viene impiantato un dispositivo che altera la loro percezione in modo tale che percepiscono alcuni membri della propria popolazione come se fossero scarafaggi, da uccidere.

Il resto della popolazione civile ugualmente, pur senza il dispositivo, percepisce gli altri come esseri pericolosi da sterminare. Quest’immagine raffigura i fenomeni di distorsione della percezione e della esclusione dell’altro in una società che ha perduto le fondamenta simboliche.

Le ricerche promosse dal VOX, tuttavia, rivelano che, in alcune circostanze, la violenza on line, diminuisce. E’ avvenuto dopo l’approvazione della legge Cirinnà. Questa legge, approvata nel 2016, regolamenta le unioni civili fra le persone delle stesso sesso e disciplina le convivenze. Ciò ha determinato una diminuzione del linguaggio omofobo. Ciò significa che la violenza in rete –e non solo in rete- si scatena laddove le questioni rimangono aperte, in balia della dimensione immaginaria e c’è sempre un nemico da additare –gli immigrati, l’Europa-. L’integrazione e la conoscenza dell’altro, consente che l’altro non sia più ritenuto uno scarafaggio, un invasore, ma uno di noi.

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Dott.ssa Graciela Peña Alfaro
Psicoanalista, Psicologa, Psicoterapeuta

Ciò che mi sta a cuore è ascoltare con estrema attenzione affinché ognuno riesca a trovare e a raggiungere la propria strada.